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Come si scrive nella musica da ballo? (4)

Sottotitolo: “In quanti bisogna essere per scrivere una canzone sola?”

Ci eravamo lasciati la volta scorsa con questa domanda: “Con chi si scrive nella musica da ballo ?”, promettendoci di approfondire l’ argomento.
Approfondiamolo.

Premetto che per scrivere una canzone ci vuole innanzitutto un’ idea. Meglio se l’ idea è anche buona. Se poi le idee sono due, cosa vogliamo di più ? Faccio un esempio che mi riguarda da vicino. Qualche anno fa Gigi Chiappin ( ex Orchestra Franco Bagutti, ex Orchestra del Cuore, ora Orchestra omonima ) e Lucia Bui (allora a capo di un’ orchestra e conosciuta come Lucy Stella ), mi portarono una canzone intitolata “Hollywoodiana signora”. Era ancora in embrione ma aveva già il profumo dei brani di successo. Ci vollero alcuni aggiustamenti sia nel testo che nella musica ma, come lessi quello che aveva scritto Lucia subito le dissi: “Questa è Gilda !” e cambiammo il titolo oltre ad aggiungere quei riferimenti al film di Rita Hayworth. Quando la facemmo sentire ad Al Rangone a lui venne in mente di inserirci quell’ “Amado mio ….” il quale, secondo me, ha dato una bella spinta a quel grande successo che ha ancora adesso dopo quasi vent’ anni. Questo è il classico esempio di collaborazione fra quattro persone che probabilmente da sole non avrebbero raggiunto quel risultato.

Altro discorso molto diverso è quando sui dischi o sugli spartiti si leggono tre, quattro e a volte anche cinque nomi di autori della stessa canzone, alcuni dei quali si sono aggiunti strada facendo solo perchè si trovavano lì per caso ed hanno ascoltato quella canzone mentre i veri autori sono solo due o, a volte, uno solo.
Per questo Vi rimando ad un altro articolo che scrissi due o tre anni fa perwww.ilgiornaledegliautori.it intitolato “I furbettini del valzerino e della “firmettina””. Ci si possono trovare diverse giustificazioni, ognuna delle quali validissima, ma strettamente personale.

Quello di chiedere la firma per eseguire un brano è diventata ormai una moda consolidata, specialmente nell’ ambiente della musica da ballo, tant’è vero che circola una battuta simpatica che più o meno dice: “ Se tiri per aria un bollettino della SIAE, (mod. 112 – quello per depositare i brani n.d.r.), in casa di un certo capo-orchestra, è facile che quando cade per terra abbia già due o tre firme!”
Ricordo che i grandi artisti (soprattutto stranieri) per i quali ho scritto all’ inizio della mia carriera, quando ero un giovane autore di belle speranze, non si sono mai sognati di chiedermi di firmare il brano anche se si chiamavano Demis Roussos, Mirelle Mathieu, Paloma San Basilio, Rocio Banquelles o Hervé Vilard. Secondo me era una questione di rispetto del lavoro dell’ autore ma anche una consapevolezza, da parte di quei grandi nomi, nei propri mezzi che i nostri “cosiddetti” artisti neanche si sognano. Quelli sapevano che un determinato brano, fatto da loro, era potenzialmente una hit; questi invece pensano: “Incominciamo a prenderci questi pochi diritti SIAE e poi vedremo”. Il bello è che quando qualcuno mi chiede di firmare con me qualche brano non lo fa mai per il guadagno ma solo perché ci tiene ad apparire il creatore di quello che canta, perché fa “figo” essere anche “autore di canzoni” ! Sob !
Sapete che se ci fosse ancora l’ esame per essere ammessi alla SIAE la maggior parte di questi non potrebbe nemmeno essere iscritto ? Uha! Uha! Uha!

Personalmente, per quanto riguarda la musica, sono per le collaborazioni a due. L’ importante è che si abbia un’ intesa tale da non dover discutere ad ogni nota o parola. Se però ogni tanto qualcuno si vuole aggiungere, basta che il suo apporto, anche se non creativo, sia determinante alla riuscita del progetto che, diciamolo pure, in fondo è il successo della canzone. Poi ognuno è libero di pensarla come crede. Nulla è impossibile. Neppure, per la Nannini, diventare mamma. Auguri e figli maschi.